Lo “Spread” può essere inteso come il “differenziale domanda-offerta”, o la differenza tra i livelli di quotazione di un titolo o fra tassi di interesse. Ma lo spread può anche non essere usato solo in ambito economico-finanziario. Difatti, se sostituissimo la domanda e l’offerta con il differenziale tra un minimo ed un massimo di temperatura (previsti come possibili da un modello matematico), utilizzeremmo il termine anche in ambito meteorologico ed otterremmo proprio quel che è rappresentato nella carta a corredo di questo articolo.

Essa rappresenta le variabili, tuttora esistenti all’interno delle diverse emissioni di uno stesso modello matematico, ancora possibili per una determinata data, riguardanti l’evoluzione termica ad una data quota altimetrica, che per convenzione in meteorologia è quella del geopotenziale a 850 hPa (corrispondente, grossomodo, a 1.500 mt. di altitudine, ossia la quota più vicina al suolo, ma depurata dalle implicazioni riguardanti le variazioni giornaliere delle minime e delle massime che si registrano al suolo).

Il diagramma NAEFS (North American Ensemble Forecast System) combina i prodotti di tre distinti centri meteorologici nord-americani, emanando un outlook previsionale che è di qualità ben superiore rispetto alla guida operativa di un singolo modello. Ed è proprio per la data del 30 ottobre prossimo che tale diagramma, per quanto preciso, mostra ancora un’incertezza di ben 15°C!

Ma cosa significa esattamente questo in termini previsionali?

Che malgrado le linee predefinite (nera = emissione ufficiale del modello, e rossa = media dei diversi scenari) siano univoche, nel senso di una generale degradazione delle temperature verso il basso (più freddo delle attuali temperature per gli ultimi giorni del mese), è tuttavia ancora molto alto quello spread, cioè quel differenziale a cui si faceva riferimento prima – o se volete lo scarto – tra tutti i diversi scenari possibili, che sono poi quelli ricompresi nelle aree colorate (nel diagramma in oggetto) di salmone (sopra la linea mediana) e di blu chiaro (sotto la linea mediana).

Pertanto, in termini ancora più grossolani – o più semplici e comprensibili se vi fa piacere -, cosa dovremo aspettarci per fine mese?

Fatta salva la considerazione che uno spread di 15°C sta a significare che la prognosi previsionale è ancora – per così dire – fumosa o inaffidabile, inizia comunque a prendere sempre più corpo un’ipotesi tendenzialmente fredda per fine mese/inizio novembre, che tuttavia andrà più precisamente rimodulata nella sua entità alla luce dei prossimi aggiornamenti, a seconda che prevalga la parte blu di quelle variabili possibili (freddo quasi invernale), o che prevalga l’indicazione di massima fornita dalle linee nera-rossa (freddo novembrino) o magari l’area salmone (un semplice riposizionamento delle temperature verso un normale trend climatico di stampo autunnale, senza alcuna anomalia termica negativa).