Chi segue i siti meteo specializzati sa bene che “prevedere” il tempo oltre i 5/7 giorni è IMPOSSIBILE. Beninteso, si è usato il verbo “prevedere” – dato che le previsioni sono l’essenza della meteorologia e sono perciò cose serie – per sottolineare la differenza rispetto a ciò che invece è possibile fare oggi con la meteorologia anche a più lunga scadenza, sebbene con i dovuti limiti probabilistici e le ovvie cautele in tema di affidabilità.

Difatti, se è bene usare “previsioni” per descrivere ciò che potrà accadere fino ad un certo numero di giorni (al massimo una settimana), è invece opportuno parlare di sola linea di tendenza (che può essere più o meno affidabile, ma di sicuro non quanto lo è una “previsione”) per ciò che potrebbe accadere fino al limite massimo di un paio di settimane. Per chiudere il cerchio, vale la pena di citare, giusto per la cronaca, le proiezioni stagionali, che sono tuttavia soltanto un prodotto modellistico molto meno attendibile delle previsioni o della linea di tendenza, tant’è che si tratta solo di elaborazioni di dati a carattere ancora puramente sperimentale.

Ciò per rimarcare:

  1. che su questo sito molto difficilmente potrete trovare news e/o titoloni ad effetto per ciò che non è quanto meno mediamente attendibile;
  2. e che un conto è “fotografare” una certa situazione, al fine di dedurne delle possibili conseguenze, altro è dare per scontato (o attribuire il crisma della “previsione”) a quella medesima “fotografia” di ciò che sta accadendo.

Questa – forse prolissa ma – necessaria introduzione serve proprio a porre l’accento su quel che sta attualmente accadendo sul “palcoscenico meteorologico” europeo e che sta assumendo una tale rilevanza da meritare una categoria a sé anche su questo – forse fin troppo – prudente sito meteo.

Quello che si vuole pertanto sottolineare è che la particolarissima situazione che si sta verificando sui cieli dell’Emisfero boreale è tale da assurgere a notizia, nonostante che da ciò nessuno sia per ora in grado di dedurne delle inevitabili conseguenze previsionali.

E veniamo così finalmente al dunque. Tre sono gli elementi che appaiono di evidente rilevanza per la loro natura e di straordinario impatto riguardo alle conseguenze possibili, relative all’inizio della prossima stagione invernale:

  • la debolezza del Vortice Polare;
  • la forte anomalia termica positiva sul Polo nord,
  • il grande serbatoio freddo già accumulatosi sul comparto euro-asiatico.

La debolezza del Vortice Polare

Il Vortice Polare è un’area di bassa pressione che staziona in quota in modo semi-permanente sopra il Polo nord e che, per effetto della notte boreale, raggiunge la sua massima espansione (ed anche minima temperatura) all’inizio del periodo invernale.

Nonostante ciò, non è raro che il Vortice Polare accusi degli scossoni o delle perdite di vigore – soprattutto a metà inverno o a fine inverno – che lo depotenziano o lo dislocano (cosiddetto “Displacement”) in aree diverse da quella originaria o usuale.

Senza entrare nei dettagli delle cause di tali effetti, basti sapere che ciò accade essenzialmente per via di un surriscaldamento in stratosfera, per effetto del quale il suo nucleo freddo, che è parte essenziale del Vortice Polare, perde compattezza.

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La forte anomalia termica positiva sul Polo nord

Spesso – per chi anche negli anni scorsi ha seguito gli articoli più tecnici di questo sito – nei passati inverni avrete sentito parlare di “Stratwarming”. Si tratta di un anomalo riscaldamento della stratosfera terrestre per effetto del quale può prodursi una rottura o separazione (split) in due (bilobazione) o più lobi del Vortice Polare, tale da trasformarlo in una sorta di mina vagante a spasso per latitudini ben più basse rispetto a quelle usuali.

Per intenderci, tale configurazione è stata all’origine delle più intense ondate di gelo che hanno investito il continente europeo (Italia compresa) nel 1929, 1963 e 1985.

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La stranezza di questo fine 2016 sta nello straordinario anticipo, quasi da record assoluto, con cui il fenomeno del surriscaldamento dell’Artico si sta manifestando (siamo ancora in pieno autunno) sulle aree polari, ove già ora la temperatura media al suolo risulta di una ventina di gradi superiore alla media e dove nel medio/lungo termine è atteso un graduale, ulteriore surriscaldamento, che potrebbe trasferirsi sul piano troposferico, ossia su quello dei centri di bassa e alta pressione che tutti abbiamo imparato a conoscere sulle carte meteo.

Ciò cosa comporterebbe?

L’impianto configurativo, gli effetti che da esso statisticamente ne derivano e le proiezioni dei più importanti modelli matematici per il mese di dicembre, rendono probabile che gran parte d’Europa (Italia compresa) possa ritrovarsi a dover fare i conti con irruzioni di aria artica o siberiana di vasta portata e di notevole intensità.

Il grande serbatoio freddo già accumulatosi sul comparto euro-asiatico

Non è infatti da trascurare neppure l’ormai avviato, repentino e consistente raffreddamento di tutto il comparto Russo-europeo e asiatico occidentale, dal quale proverrebbe la circolazione d’aria nel caso in cui si palesasse la frantumazione del Vortice Polare, con gli scambi meridiani ad essa associati e/o la formazione di anticicloni anomali (in sede nord europea), magari saldati tra loro (Ponte di Woejkoff?). In siffatte evenienze, si spalancherebbero per noi, già a media scadenza, non solo le porte dell’inverno, ma anche quelle da cui notoriamente in passato sono giunte sullo stivale italico le più ghiotte occasioni da neve (vedi Febbraio-Marzo 1956).

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Attualmente, gran parte dell’Europa orientale e dell’Asia sono sotto sferzate di gelo e neve quasi da record con valori termici che stanno già toccando temperature minime dell’ordine di -30/-40°C!

Non è superfluo, dopo tutto questo effluvio di parole e congetture, ribadire che quelle espresse NON SONO ANCORA PREVISIONI ma solo SCENARI, suscettibili dunque di variazioni (o magari solo rettifiche) e comunque ancora lungi dal trovare la quadra esatta o quella magica chiave che può davvero aprire la porta al Generale Inverno.

Resta tuttavia da rimarcare quanto in realtà stia già accadendo sui nostri cieli e sulle terre a noi non troppo lontane dell’Europa orientale. E queste non sono congetture, ma fatti dai quali potrebbero scaturire presto “bianche” realtà anche da noi.

Le proiezioni concrete (deterministiche) dei modelli matematici per il medio termine

Un’anticipazione concreta, ossia già visibile sulle carte elaborate con il metodo deterministico, è stata messa in campo negli ultimi giorni da diversi modelli matematici, e fino a ieri era il più importante modello matematico europeo (l’ECMWF di Reading, UK) a vedere chiaramente per fine novembre una poderosa avanzata retrograda del freddo (anzi gelo) russo-siberiano verso l’Italia. Oggi il medesimo modello ha parzialmente ritrattato tale linea di tendenza, relegando il gelo alla sola area balcanica, e intravedendo solo un rapido passaggio di freddo piuttosto intenso sulle regioni adriatiche italiane, ma la confusione tra le diverse “scuole di pensiero” è ancora tanta e non consente al momento di tracciare una linea evolutiva precisa, ma solo tendenziale.

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E tale tendenza va di sicuro verso un forte raffreddamento per gli ultimi tre giorni di novembre, dove per forte si deve intendere soprattutto il forte divario termico rispetto ai valori decisamente miti di quest’ultima settimana, ma non è al momento possibile andare oltre tali indicazioni.

Ad ogni modo, siamo solo agli albori di questa stagione fredda e quello che emerge è che probabilmente non ci si annoierà mai durante questo inverno, tali e tante saranno le occasioni per osservare gli effetti degli stravolgimenti atmosferici e stratosferici, già ora in campo.