Al terzo giorno di primavera, e al superamento di quello che molti studi descrivono come il “comfort climatico” (ossia i 22 gradi; peraltro, oggi massima di ben 22.3°C su Castellana), potremmo essere tentati dal credere che la cosiddetta “bella stagione” sia per davvero arrivata.

Come spesso ribadito in questa sede, non lasciamoci però ingannare da questi tepori anticipati, né tanto meno dall’immaginare che – come direbbero in molti dalle nostre parti – «Il tempo ormai non si guasta più».

Quella che stiamo vivendo è difatti solo una transitoria fase di bel tempo stabile – e per di più decisamente mite sotto il profilo termico (mediamente siamo a più di 5° gradi sopra la media stagionale) – che inevitabilmente tenderà, prima o dopo, a ritrovare un suo più congruo equilibrio stagionale.

Fatte queste premesse, va perciò indagato il come e il quando, potendosi avere due opzioni per entrambe le fattispecie: sotto il “come”, bisogna infatti comprendere se le temperature rientreranno nella norma o se vi sarà un riequilibrio tale da compensare l’attuale surplus termico con l’arrivo di ulteriori scompensi, ma di segno contrario, che comportino temperature sotto la media; sotto il “quando”, la situazione si complica per via del caos modellistico di questo periodo, che vede tanto una relativamente normale divergenza di vedute tra diversi modelli matematici quanto una, decisamente meno comprensibile e normale, difformità di vedute anche all’interno di uno stesso modello matematico tra un’emissione e la successiva.

E’ il caso delle emissioni odierne dell’arcinoto modello americano GFS (run delle ore 0:00), che preannunciava l’avvento di fredde correnti settentrionali a partire dall’inizio della prossima settimana e che avrebbe potuto configurarsi come una vera e propria frustata di tipo invernale, immediatamente dopo ritrattata (run delle 06:00) e configurabile al massimo come una semplice rinfrescata.

Brancoliamo perciò ancora nel buio già per il medio termine, ma dalle indicazioni di massima riscontrabili anche dalla restante parte dei modelli di calcolo, sembra ormai sufficientemente probabile che entro fine mese, o al massimo per i primi di aprile, che l’attuale situazione, che mostra solo uno dei volti della primavera (ma non anche quello, anch’esso “legittimo”, dell’instabilità) debba inevitabilmente mutare.