Ecco la vera natura della primavera… Ci siamo lasciati alle spalle un marzo avarissimo di pioggia (quasi il 70% di piovosità in meno rispetto alla media) e con un surplus termico di quasi un grado (+0.85°C) e ci ritroviamo ora con un aprile fresco, più piovoso ed irrequieto, come invece sarebbe dovuto essere marzo.

È inutile stupirsi più di tanto di queste stramberie meteo-climatiche giacché – per chi non l’avesse ancora compreso appieno – è proprio sugli stravolgimenti e sulle apparenti bizzarrie che la primavera estrinseca al meglio il ruolo che la Natura le ha affidato, che, evidentemente, non è quello che le nostre piccole menti immaginano, ma è un qualcosa di ben più ad ampio respiro. Difatti:

  • La primavera non è un lineare cammino dall’inverno all’estate, ma un lento e tortuoso percorso di andirivieni meteo-climatici, che può arrivare a comprendere – e manifestare – le peculiarità di addirittura tutte e quattro le stagioni anche nello spazio temporale di soli due o tre giorni;
  • La sua vera essenza si percepisce proprio attraverso quei continui scambi tra masse d’aria di diversa estrazione e natura, che proprio in questa stagione tornano a scontrarsi – come d’altronde in autunno – dopo la fase di predominio di una delle due componenti climatiche prevalenti in un emisfero (quella fredda in inverno, quella calda in estate);
  • E, di conseguenza, solo attraverso i vari scambi d’aria tra zone tropicali e zone temperate e tra queste ultime e le aree sub–polari, la Natura trova il modo di riportare in equilibrio il clima terrestre a seconda della distribuzione del calore che l’incidenza dei raggi solari, stagione dopo stagione, proietta su ogni parte del nostro pianeta.

Ad evitare, perciò, che si inizi a sproloquiare sul “Non ci sono più le mezze stagioni” e a banalizzare le considerazioni di ordine meteorologico con la solita etichetta de “Il clima è impazzito”, cerchiamo di comprendere innanzitutto di cosa stiamo parlando e poi facciamo in modo di non lamentarci inutilmente se ora, dopo sostanzialmente due mesi di anomalie termiche positive, da un lato, e di deficit pluviometrici molto marcati, dall’altro, si è aperta una fase di tempo decisamente diverso da quello che avremmo voluto o a cui ci stavamo già abituando, che, purtuttavia, di sicuro è più in linea con quell’essenza primaverile di cui tutti dovremmo imparare a «riconoscerne il profumo».