11 febbraio, è lo «Split VPS day», il giorno della bilobazione del Vortice Polare Stratosferico. Ed ora cosa accadrà?

E’ il giorno clou in stratosfera. Si sta compiendo proprio oggi il primo degli effetti che il forte surriscaldamento a circa 30.000 metri di altitudine sul Polo Nord (il cosiddetto “Stratwarming”) avrebbe potuto causare: la suddivisione in due lobi del Vortice Polare Stratosferico, il cosiddetto “split” del VPS.

La conseguenza più immediata e diretta di questo fenomeno è stata la formazione di un immenso anticiclone sull’area polare artica in sostituzione del grande e compatto Vortice Polare Stratosferico, che normalmente grava sulla calotta polare artica. A seguito di tale evento, si sta verificando l’inversione delle correnti con il capovolgimento di fronte del normale flusso zonale, ossia ovest-est, in flusso antizonale, ossia est-ovest.

Da ora in poi, l’attenzione di tutti i meteo-media e del mondo scientifico-meteorologico si concentrerà sulle ulteriori conseguenze che si registreranno, rispetto a tale dinamica di sconquasso ai piani alti dell’atmosfera, ai piani bassi, ovvero lo studio e la previsione del processo di propagazione dalla stratosfera alla troposfera (la porzione entro cui avvengono i fenomeni meteorologi che tutti viviamo in concreto) di tale scomposizione della normale configurazione barica ad alta quota.

Come già anticipato nei giorni scorsi, i modelli matematici hanno finora solo “fiutato” quel che potrebbe registrarsi alle altezze di geopotenziale che usualmente si sondano per scorgere la dislocazione geografica dei vari sistemi di alte e basse pressioni, ma nessuno di essi finora ha davvero fornito una convincente proiezione che soddisfacesse appieno, quanto meno per continuità di riproposizione tra un aggiornamento e il successivo, un quadro logico di sviluppo, e né – a dirla tutta – avrebbero potuto generarla compiutamente giacché trattasi di conseguenze del processo di trasferimento da stratosfera a troposfera che si attuano non prima di 7/10 giorni.

Beninteso, dati alla mano, nessuno si attende inequivocabilmente che le conseguenze per il nostro Paese debbano automaticamente rivelarsi quelle legate ad un evento storico o eccezionale di freddo. Quel che ci si attende è però un esito dell’ultima parte dell’Inverno 2018 diametralmente opposta a quella vissuta fino ai primi di febbraio. Se poi tale “rivoluzione” rappresenterà semplicemente un forte dinamismo (possibili irruzioni fredde alternate a onde più calde) o passerà invece dalla riproposizione degli effetti gelidi e nevosi che alcuni eventi storici di Stratwarming hanno prodotto sull’Italia in passato, ancora non è dato saperlo, ma sarà molto appassionante scoprirlo nei prossimi aggiornamenti. Seguite MC.

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