Ondata di gelo 2018. L’Europa centrale si prepara a vivere l’evento storico. E l’Italia?

A seguito dello Stratwarming della scorsa settimana, anche in troposfera si stanno attuando le conseguenze, già verificatesi in stratosfera, in termini di bilobazione del Vortice Polare. Una risalita di aria calda dal medio Atlantico verso l’Arcipelago Britannico e, in prospettiva, verso latitudini ancora più settentrionali, sta determinando un forte disturbo a carico della grande ruota depressionaria artica con evidente displacement” del Vortice Polare e separazione dello stesso in due grandi lobi, uno ad ovest (lobo candese), uno ad est (lobo siberiano). Un tale sconquasso anche a livello troposferico non poteva non avere pesanti ripercussioni sulla circolazione che caratterizza il movimento delle masse d’aria. Se difatti, secondo la «Forza di Coriolis», a prevalere normalmente è il flusso, benché ondulato, da ovest verso est (cosiddetto di tipo zonale), nei prossimi giorni assisteremo all’instaurazione di un moto di tipo antizonale (ossia da est verso ovest), con conseguente inversione del flusso portante delle correnti.

La prima e più rilevante delle conseguenze sarà il trasporto in senso retrogrado di masse d’aria gelida dalla Siberia verso l’Europa, pilotate proprio dal lobo siberiano del Vortice Polare, che, a seconda dei modelli matematici, dovrebbe spingere alla quota di 850 hPa verso il cuore dell’Europa valori termici dell’ordine di -16/-20°C, se non temperature ancor più basse quanto meno nel “core” del nucleo.

È da giorni che in ambito meteorologico, studiosi e appassionati non fanno altro che guardare centinaia e centinaia di carte meteo, ora dopo ora, emissione dopo emissione, al fine di scorgere dove esattamente impatterà quello che risulta – ad oggi, secondo l’interpretazione dei modelli matematici principali – essere il più forte nucleo gelido in arrivo dalla Siberia, dopo il più freddo in assoluto del febbraio 1956, paragonabile solo ai peggiori inverni del secolo scorso, dal 1963 al 1971, dal 1979 al 1985, dal 1987 al 1991, quanto meno in termini di maggiore raffreddamento prodotto alla quota di 850 hPa.

Passando minuziosamente al vaglio le corse ufficiali dei principali modelli matematici, nonché sondando accuratamente anche i run di controllo delle emissioni Ensemble con tutti i loro “run perturbativi”, a ormai 5 giorni dall’avvento dell’evento (permettetemi il gioco di parole), resta ancora da stabilire con esattezza dove sbarcherà la corazzata del General Inverno, sebbene quanto meno l’impianto di base di questa straordinaria irruzione fredda retrograda post-Stratwarming appare ormai più definita dei giorni scorsi.

Se entro l’inizio della prossima settimana tutta l’Europa centro-settentrionale e il nord Italia si ritroveranno in balia di una severissima ondata di gelo siberiano con pesanti conseguenze in termini di neve e/o gelo, appare ancora da chiarire se l’Italia centro-meridionale ne sarà coinvolta almeno in parte oppure se, sia pure soltanto in una prima fase (25-28 febbraio) ne sarà parzialmente esclusa.

Difatti, le elaborazioni modellistiche, ancora non esattamente in grado di “assorbire” il colpo dello Stratwarming (a tal riguardo è significativo l’avviso dell’ente americano di ricerca che emana il modello GFS, il quale suggerisce di prendere con cautela, data la straordinaria situazione, le emissioni deterministiche del modello almeno per altre 48 ore) ed incapaci (come normalmente lo sono) di rielaborare con congruo anticipo le retrogradazioni fredde da est, soprattutto in termini di traiettoria, faticano ancora a decifrare se la massa gelida impatterà soprattutto oltralpe, coinvolgendo appieno nazioni come Ucraina, Bielorussia, Polonia, Germania, Repubblica Ceca, Austria, Francia, Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito, oppure anche, sebbene in forma minore, anche sull’Italia.

Ad ogni modo, in attesa di saperne di più, nel corso dei prossimi giorni ed in particolare durante il pomeriggio di domani e per gran parte di venerdì e sabato, sul nostro settore saranno le piogge ad essere le assolute protagoniste del tempo, con quantitativi anche rilevanti, specie secondo alcuni modelli a scala locale, che contemplano quantitativi ingenti specie se dallo Ionio dovessero risalire masse d’aria particolarmente umide e vorticose, responsabili anche di fenomeni temporaleschi localmente di forte intensità.

Insomma, un finale di stagione così era insperato, quantunque ribolliva nel pentolone atmosferico già da quasi un mese. A prescindere dagli effetti che si avranno sulla nostra penisola, ed in particolare sul nostro territorio, stiamo comunque per vivere un evento di portata meteorologica storica, che certamente sarà inscritto negli annali della meteorologia.

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