“Trans-Siberian Express”: partenza, complicazioni di viaggio e arrivo di un treno carico di neve e ghiaccio

Il viaggio del “Trans-Siberian Express” è cominciato. Comunque vada per noi, sarà un viaggio storico e trepidante. Le stazioni intermedie sono tutte stabilite, quelle finali ancora no, ma all’80% buona parte d’Italia sarà interessata, a vario modo, dal suo transito.

La situazione attuale

L’Europa centrale è ormai a poco più di 72 ore dal subire pesanti ripercussioni relative all’azione retrograda di un vasto nucleo di aria gelida, staccatosi a seguito dello split del Vortice Polare e pronto a procedere in senso retrogrado (da nord-est verso sud-ovest) per effetto dell’inversione delle correnti in quota causata dallo Stratwarming.

La fotografia attuale della straordinaria situazione che sta per configurarsi, così come si evince dalla doppia analisi, proposta nelle immagini che seguono, alle quote di 500 hPa (immagine a sinistra) e a 850 hPa (immagine a destra) vede:

  • la propagazione dall’Atlantico di una lunga lingua anticiclonica, diretta verso Regno Unito e Mare del Nord con obiettivo Polo Nord, ove è già presente una struttura di alta pressione anomala, che tenderà a rafforzarsi ulteriormente nel corso dei prossimi giorni e a concretare la scissione in due parti del Vortice Polare;
  • la conseguente distensione del lobo siberiano del Vortice Polare, attualmente proteso dal Circolo Polare Artico siberiano verso le steppe russe ad est e verso la Regione Scandinava ad ovest;
  • la presenza di un’ulteriore propaggine della saccatura artica sull’Europa meridionale, sull’Italia e sul Mediterraneo centro-occidentale, responsabile dell’attuale fase di tempo tra l’instabile e il perturbato, di cui anche il nostro settore negli ultimi giorni ne ha subito gli effetti in termini di precipitazioni, e che tra l’altro tenderà a riacutizzarsi nel corso delle prossime 48 ore.

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Cosa accadrà nel corso delle prossime 72 ore?

Oltre al nuovo peggioramento atteso tra domani e sabato, a suon di piogge e venti a tratti forti di Scirocco, quel che realmente accadrà, man mano che il gelo siberiano si avvicinerà, è ancor oggi un rebus intricatissimo soprattutto rispetto alla traiettoria e alle conseguenze pratiche in termini di effetti per il nostro settore, posto ancora al limite tra il vivere una forte ondata di freddo e di neve ed una semplice passata invernale, che risulterebbe, dato il contesto, una delle beffe più incredibili della storia.

Sono molti i modelli matematici che propongono una traiettoria del nucleo gelido molto “sparata” da est a ovest, secondo il flusso antizonale delle correnti in via di instaurazione, che vedrebbe l’Italia centro-meridionale con conseguenze sostanzialmente irrisorie rispetto a quelle dell’Europa centrale, identificabili perlopiù in un paio di giorni (tra il 26 e il 28 febbraio) durante i quali, ad un corposo raffreddamento, farebbero seguito anche delle nevicate fin quasi in pianura, almeno sulla parte centro-settentrionale della regione, ma con quantitativi tutti ancora da definire.

In contrapposizione a questa visione, altri modelli, generalmente meno importanti ma non nella fattispecie delle retrogressioni orientali (vedi il canadese GEM, l’americano della NASA e quello della marina militare americana NAVGEM), continuano invece a riproporre, peraltro da giorni, soluzioni decisamente più accattivanti, almeno nella concezione di chi vorrebbe sperimentare, seppur in zona cesarini, l’avvento serio dell’inverno anche in aeree, come le nostra, ove anche quest’anno la stagione fredda è risultata ampiamente deludente.

Questi ultimi propongono, oltre ad una maggiore incisività dell’azione fredda da est in direzione dell’Italia e del Mediterraneo centrale, anche una prosecuzione dell’azione fredda per più giorni (al contrario di quel che vedono soprattutto i più gettonati GFS ed ECMWF), i quali dal 1° marzo propenderebbero invece per una decisa risalta del nocciolo freddo verso il nord-ovest d’Europa ed una contestuale invasione d’aria calda subtropicale per la bassa Europa, Itala compresa.

Dove sta la verità? Qual è il vero nodo ancora da sciogliere?

Si è già ampiamente spiegato in questa sede il motivo per cui i modelli matematici continuano imperterriti a disegnare scenari diversi tanto nelle loro successive emissioni quanto nel confronto tra diversi centri di calcolo. La spiegazione non sta soltanto nella distanza temporale dagli eventi di cui si tratta (da domani, in fondo, si entra in un range da breve termine che non giustificherebbe tali differenze), ma sta soprattutto nell’eccezionalità di una configurazione barica, come quella delle retrogressioni da est, che i modelli matematici non sono abituati usualmente ad interpretare per via dell’antizonalità (correnti retrograde da est a ovest) del flusso rispetto alla normale zonalità (da ovest ad est).

Oltre a questo, tuttavia, c’è un grosso nodo da sciogliere, anzi due, che riguardano tutta un’altra complicatissima questione.

Il primo nodo

Se il flusso freddo orientale dovesse essere sufficientemente basso, si formerebbe per contrasto una depressione tra Grecia ed Egeo (con un minimo secondario forse anche sul basso Adriatico), che richiamerebbe verso il nostro settore molta più aria fredda di ciò che attualmente delineano i maggiori modelli matematici, finendo per permettere al nostro settore di rientrare pienamente nella fase gelida e nevosa, proprio come lascia intendere il modello canadese GEM (guarda animazione qui di seguito), il quale, peraltro, prevede, a seguito di ciò, anche un accanimento per più giorni delle condizioni di freddo intenso con conseguenti forti nevicate.

Il secondo nodo

Contestualmente, quest’ultimo fattore è in stretto rapporto con la questione relativa all’aggancio o al mancato aggancio di un’area depressionaria che si formerebbe sul medio Atlantico nel corso di domenica e che procederebbe spedita verso il Portogallo. Se le due aree cicloniche, quella atlantica (diretta ad est) e quella proveniente dalla Siberia (che dilagherebbe ad ovest), dovessero calamitarsi tanto da interrompere l’alimentazione calda che regge la struttura anticiclonica di blocco del Flusso atlantico (come propendono da giorni GFS ma in parte anche ECMWF), l’azione fredda retrograda finirebbe per dare linfa a tutta la nuova struttura depressionaria al largo de Portogallo con due possibili conseguenze:

  1. quella delineata dallo stesso modello canadese (vedi animazione sopra), che determinerebbe il pronto riacutizzarsi di freddo e maltempo sull’Italia con ritorno verso est del blocco siberiano e con il conseguente spadroneggiare del freddo sull’Italia (sarebbe un’epocale ondata di gelo e neve su gran parte della penisola);
  2. quella delineata, ad esempio da GFS (vedi sotto), che nell’aggancio delle due aree cicloniche, troppo ad ovest rispetto all’Italia (in Atlantico), vedrebbe la fine repentina dell’azione fredda sulla nostra penisola con conseguente ricacciata in poche ore verso nord-ovest del nucleo gelido siberiano.

Se quest’ultimo caso dovesse concretizzarsi, il nostro settore probabilmente sperimenterebbe una fase fredda di limitata portata sia in termini di intensità (forse non si scenderebbe neppure sottozero o solo di qualche grado, a seconda dell’altitudine, e vedremmo giusto qualche fugace e debole nevicata nel corso di martedì o mercoledì) che in termini di durata, giacché dal 1° marzo le temperature rischierebbero di salire di almeno una decina di gradi nel giro di 48 ore!

Al contrario, se soprattutto l’ultima versione del modello canadese di questa sera (emissione delle 12 del 22 febbraio) dovesse rivelarsi quella esatta, beh allora finiremmo non sotto l’armata del General Inverno ma direttamente nelle sue fauci!

Insomma, siamo ancora sul filo del rasoio. La meteorologia ha ancora degli evidenti limiti che la rendono tanto vulnerabile alle critiche di chi la intende – erroneamente – come una scienza esatta, quanto affascinante per chi sa bene invece che questa scienza inesatta può solo aiutare a prevedere, non di certo a vedere in anticipo quel che certamente accadrà. In questo sta tanto il fascino della meteorologia quanto l’essere “croce e delizia” per i meteorologi.

Stay tuned per nuovi aggiornamenti.

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