La presuntuosa conferenza di Katowice sui cambiamenti climatici

«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità» Joseph Goebbels

Meteo Castellana, condividendo pienamente le idee e le rilevazioni proposte stamani nell’articolo edito da Meteolive.it sulla conferenza di Katowice, condivide di seguito il testo dell’articolo stesso a firma di Pier Paolo Talamo.

A Katowice in Polonia si è conclusa (oserei dire, finalmente) la conferenza delle Nazioni Unite sul clima, l’ennesimo congresso sul tema che ha coinvolto vari Stati membri col fine di delineare le azioni future per ridurre l’impatto delle attività umane sul clima. Si sono stabiliti precisi limiti di emissioni da non superare e i tempi per la realizzazione di queste misure per contenere entro 2°C (o 1,5°C) l’incremento della temperatura su scala planetaria che, a quanto pare, ci sarà comunque, anzi che già sarebbe in atto.

Ora, indipendentemente da come e in che misura possa incidere l’uomo sul cambiamento climatico, sinceramente in questi giorni ho fatto di tutto per sottrarmi al bombardamento mediatico sugli sconvolgimenti del clima con tanto di immagini di pareti di ghiaccio che crollano in mare, di orsi polari alla deriva e di laghi che si prosciugano, o di abeti che crollano sotto l’impeto dei venti tempestosi (ci mancava anche questo!) con sullo sfondo enormi ciminiere industriali che impestano l’aria di veleni e arroventano il clima.

Non è una presa di posizione la mia, negli anni passati, sulle pagine di MeteoLive, ho espresso più volte il mio pensiero sull’argomento e tuttora continuo ad essere convinto che il problema del cambiamento climatico è mal posto a livello globale. Non si tratta di negare l’evidenza dell’aumento della temperatura del pianeta (anche se questo non è certamente nei termini che ci prospettano), né di negare la nocività delle emissioni inquinanti, ma legare queste ultime all’alterazione del clima, diffondere questa evidenza come verità scientifica e non averne dubbi è una mercificazione dell’informazione pubblica. 

E’ chiaro che le proiezioni sul comportamento futuro del clima sono frutto di studi e di elaborazioni modellistiche sulle alterazioni indotte dalle attività antropiche, ma il clima è un sistema non lineare, soggetto a numerose variabili, di cui attualmente non si conoscono con precisione gli effetti che producono, né gli eventuali processi di retroazione negativa, i quali potrebbero portare a comportamenti del clima persino contrari a quelli che in un primo momento si erano ipotizzati.

Certamente il dubbio che l’uomo possa già aver alterato il clima c’è (l’influenza sul microclima urbano è palese), ma addebitare all’attività antropica ogni evento geologico o meteorologico esistente, dallo scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi, alla tromba d’aria sulla penisola salentina, o all’abbattimento degli abeti in Veneto a causa del vento, è inaccettabile soprattutto se si considera che tutto ciò, nella storia del clima è già avvenuto, come è documentata dalla Paleoclimatologia, l’esistenza di ere geologiche caratterizzate da temperature medie più alte di quelle attuali e di fasi (ben 4 nella storia del pianeta) in cui la Terra ha perso totalmente le sue calotte glaciali, quando non esisteva alcuna forma di emissione industriale.

C’è un non so che di sadico in molti servizi giornalistici, che per fare audience prospettano scenari apocalittici per il futuro, fino al punto di renderli quasi credibili; ma quando, poi, senti dire che il lago d’Aral in Asia, tra Uzbekistan e Kazakistan, si è prosciugato a causa di una siccità senza precedenti e si omette di informare il pubblico che ciò è avvenuto da quando, alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, il governo russo decise di prelevare, dai fiumi che alimentavano il lago, ingenti quantità di acqua per l’irrigazione dei campi, allora ti rendi conto di essere di fronte ad una alterazione voluta e premeditata della realtà, finalizzata ad orientare in un certo senso l’opinione pubblica.

Poi, pensare di poter decidere a tavolino di contenere entro 1,5°C o 2°C il riscaldamento globale entro la fine del secolo, e persino rendere la cosa credibile, non solo è pura utopia, ma è una manipolazione dell’opinione pubblica e offende l’intelligenza di chi ha l’umiltà di ammettere che il sistema Terra – atmosfera è così complesso, da non conoscere tutte le reazioni di causa ed effetto sul clima, né il peso che hanno tutte le cause forzanti a produrre cambiamenti su di esso. 

Non è certamente l’uomo nella cabina di regia del clima, come vogliono farci credere. Sarebbe molto più giusto, poiché basato su evidenze scientifiche reali, organizzare conferenze mondiali sulle conseguenze attuali e future delle attività antropiche sulla vita umana e sui danni arrecati all’ambiente in termini di salute e di patologie connesse: è per questo che va portata avanti la lotta contro l’inquinamento e non per una ipotetica e mai scientificamente provata alterazione del clima! 

Ma, probabilmente, le conclusioni a cui si giungerebbe, sarebbero inaccettabili persino dagli organi che programmano le conferenze sul clima e darebbero evidenza inconfutabile della totale incompatibilità con la vita umana di tante attività industriali e abitudini quotidiane, ormai da decenni radicate nella nostra società, dall’attività siderurgica a Taranto, alla terra dei fuochi in Campania, dalla grave contaminazione ambientale della val padana, ai fanghi di derivazione industriale sui terreni agricoli, fino alle plastiche non riciclate e disperse nei  mari. O no?       

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