Greta, il Global Warming e la ricerca della verità senza bisogno di essere etichettati come negazionisti

Greta è indubitabilmente da lodare per il suo impegno. Le sue iniziative, le sue denunce, le sue frasi sono atte a svegliare le coscienze di un mondo di uomini inspiegabilmente convinti di poter sfruttare la Natura a proprio piacimento. L’inquinamento, il bisogno di riconvertire l’energia per renderla sostenibile e rinnovabile, lo stop agli sprechi, il blocco dello sfruttamento dei suoli e della deforestazione, la riduzione delle emissioni inquinanti non possono non essere materie di discussione dei governi e dei parlamenti di TUTTO il mondo affinché dalle parole si passi ai provvedimenti.

Certo, immaginare che tutto il clamore suscitato da questa ragazzina sia semplicemente dovuto al suo impegno mi sembra davvero da ingenui. Credere che una sedicenne abbia la possibilità di parlare al mondo ad una conferenza mondiale sul clima senza che qualcuno non ce la infili e non ne abbia il suo bel ritorno è tanto incredibile quanto sciocco. Qualcuno obietterà che il fine giustifica i mezzi e che, se Greta ha detto cose giuste, poco importa se dietro c’è chi gliele ha fatte pronunciare, se un mago del marketing le abbia meticolosamente fatte esplodere sui media e soprattutto se l’intero mondo finanziario che lucra sulla riconversione delle energie l’abbia eterodiretta e ne abbia avuto un tornaconto. Quel che conta è invece che arrivi il messaggio. Certo, impostazione concettuale anche condivisibile, da un certo punto di vista, ma non è il caso di sbalordirsi se c’è qualcuno che non si lascia travolgere dal mainstream e stenta a credere che un così imponente movimento d’opinione a scala planetaria si sviluppi senza altri fini – per la verità non tutti legittimi – su problemi che conosciamo da almeno trent’anni e che avremmo dovuto tenerli a mente senza necessità di un venerdì costruito ad arte.

Quanto poi ai cambiamenti climatici: sono una realtà. La temperatura media del pianeta è aumentata di circa 0.9°C dal 1880 ad oggi. Quello che è ancora sub iudice della comunità scientifica internazionale (dove con questo termine non è possibile individuare solo l’IPCC, ossia l’Intergovernmental Panel On Climate Change dell’ONU), è se essi siano prodotti dall’uomo oppure siano in parte causati dall’uomo e in parte da altri fattori, oppure ancora se essi siano estranei all’origine antropica. Il prof. Zichichi, ad esempio ritiene: «L’errore sta nel fare confusione tra inquinamento e clima. Un conto è l’inquinamento, che significa immettere veleni nell’atmosfera, fenomeno di cui è responsabile l’uomo e che si può e si deve combattere. Altro è l’evoluzione del clima. Io sostengo che i motori che contribuiscono all’evoluzione climatologica sono tre: l’oceano globale (la superficie liquida del pianeta), la superficie solida (terra, alberi ecc.) e l’attività umana. Quest’ultima incide al massimo per il 10%. È corretto ignorare il 90% dovuto a effetti naturali, come ad esempio le macchie solari, i vulcani, i raggi cosmici? L’attività umana ha un effetto dieci volte meno importante di quelli della Natura».

Chi è abituato a sentire tutte le campane, e non solo quelle che il tam-tam mediatico lascia passare nelle nazioni in cui sotto questo profilo vige il pensiero unico del Global Waring per causa antropica, non può e non deve lasciarsi travolgere dall’onda emotiva suscitata da interessi che molta parte della popolazione non conosce affatto in tutte le sue sfaccettature, ma dovrebbe essere informato sull’intero dibattito scientifico atto a mettere a confronto le diverse tesi che circolano a riguardo delle cause del cambiamento climatico. La scienza tutta non può sottrarsi a questo categorico impegno riguardante la sua stessa essenza e non può perdere l’occasione di poter esporre le sue tesi senza il timore di essere ritenuta fuori dal coro, o peggio di essere etichettata come negazionista.

A ben vedere, quel che preoccupa di più al momento non sono gli effetti del cambiamento climatico a livello di estremizzazione dei fenomeni, giacché sono infiniti, ad esempio, i casi del passato in cui la Natura non è stata benevola con l’uomo, e neppure le catastrofiche previsioni di certi scienziati, che profetizzavano l’apocalisse climatica già per gli anni che stiamo vivendo. Quel che allarma maggiormente sono gli effetti del Global Warming sulla salute dell’uomo. Su questo occorre lavorare con urgenza e determinazione! Al contrario, quel che sarà del clima terrestre non lo sa ancora nessuno e non è prevedibile, sebbene vada preventivamente scoperto ciò che può influire realmente sul riscaldamento globale. Nessuno conosce per davvero la sensibilità del complesso sistema climatico, anche perché una simulazione computerizzata NON è una prova di nesso causale per stabilire se il Global Warming è causato dalla CO2; correlare due grafici NON è una prova di nesso causale, escludere altre cause NON è una prova di nesso causale. Un ragionamento astratto NON è una prova. Di principio non siamo in grado di descrivere l’evoluzione di un sistema a tre corpi, figuriamoci di uno a variabili infinite. E quindi, al momento, non sappiamo quanto lo 0,12% di CO2 antropico possa incidere sull’evoluzione dell’intero sistema.

L’importante, tuttavia, è non dimenticare che in passato altri riscaldamenti hanno contraddistinto la vita climatica sul nostro pianeta, di sicuro in tempi in cui l’era industriale non era neppure ipotizzabile nella mente di nessun nostro avo. Finché la scienza non darà spiegazioni esaustive e convincenti su queste evidenze, ben tenute nascoste attualmente al fine di non contraddire l’onda mediatica che individua il Global Warming come problematica interamente causata dall’uomo, ci sarà sempre qualcuno – e a ragion dovuta – che vedrà nel confronto schietto e puro tra diverse tesi scientifiche l’unico mezzo per giungere alla verità.

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