Ventaccio e freddo percepito, le principali due caratteristiche della 2a irruzione artica dell’Inverno ’19-20. Tutto passa entro sabato, ma migliora sin da domani

Puntuale come un orologio svizzero, è giunto l’atteso cambiamento del tempo, esattamente con le modalità annunciate nei giorni scorsi. Ieri sera il primo peggioramento con l’intensificarsi dei venti occidentali e l’arrivo delle piogge. A seguire il forte rinforzo dei venti (dapprima Maestrale, poi Tramontana) ed infine il significativo, anzi drastico, calo delle temperature (come preventivato, siamo a -12 gradi rispetto a ieri!).

Da stamattina, infine, ecco le burrasche di vento, le mareggiate lungo le coste adriatiche, il freddo intenso, non tanto quello segnato dai termometri (circa 7°C) quanto quello percepito a causa delle fortissime raffiche di vento (stiamo percependo grossomodo valori termici sulla nostra pelle pari a -3/-4°C).

E la neve? La prima donna (anzi, la “dama bianca”) è sempre quella che si fa attendere e, certe volte, dà l’assenso all’inserimento nell’agenda dell’evento, ma poi trova sempre qualche scusa per non presentarsi affatto.

Neve tonda sulla provinciale Turi-Gioia del Colle (photocredit: Francesco Antonio Capocelli)

Di sicuro, va detto che non era, non è e non sarà questa l’occasione per vedere dalle nostre parti la neve posarsi in grande quantità e scendere dolcemente, come nel solito quadretto fiabesco in stile natalizio. Sin qui la neve ha fatto la sua apparizione solo sulle aree interne del medio Adriatico, su Molise, Foggiano, sub-Appennino Dauno, Irpinia e Basilicata, e si è vista qualche spruzzata anche sull’Alta Murgia e localmente in Valle d’Itria. Per le aree interessate della nostra Regione, tuttavia, si è trattato di sparuti, fugaci rovesci di neve tonda, che tuttalpiù hanno imbiancato parzialmente non arrecando comunque alcun disagio.

Faeto (FG), sub Appennino Dauno, 820 mt. di altitudine

Nulla, in ogni caso, di inatteso. Oggi sarebbe dovuta essere – ed è – la giornata dell’ASE (Adriatic Snow Effect), ossia dei soliti “trenini” nuvolosi che si condensano lungo delle strettoie aeree che canalizzano le masse d’aria fredda in scorrimento lungo l’Adriatico condensando ammassi nuvolosi, soltanto a tratti intensi, che localmente danno luogo a rovesci di neve o neve tonda. Nulla di più, mancando un corposo e diretto affondo dell’aria fredda in quota (in fondo non andremo sotto i -34°C a 500 hPa di altitudine geopotenziale) e soprattutto mancando una struttura depressionaria al suolo sul Golfo di Taranto, o sullo Ionio più in generale, che avrebbe determinato l’addossamento sui versanti esposti alla circolazione fredda ed umida degli ammassi nuvolosi generati dall’area depressionaria (Effetto Stau).

Infine, a proposito di fenomenologia legata a questo tipo di configurazione, va fatta una distinzione tra neve tonda (o graupel, dal tedesco), gragnola e grandine.

I “pallini di ghiaccio” che spesso vediamo in queste occasioni, e che qua e là sarà ancora probabile vederli sotto forma di rovescio nel corso delle prossime 6/8 ore, non sono grandine. La formazione dell’idrometeora grandinigena, difatti, avviene all’interno delle celle temporalesche e si forma quando le correnti ascensionali sono piuttosto forti. Un primo nucleo di ghiaccio viene trasportato verso l’alto del cumulonembo dalle turbolenti correnti ascensionali e discensionali attive nei temporali, dove si può aggregare con altri nuclei di ghiaccio o con gocce di pioggia divenendo sempre più grande e stratificato.

La grandine è trasparente, mentre quei pallini di ghiaccio, di cui sopra, non perdono la loro opacità e sono o neve tonda oppure gragnola.

Nel primo caso (neve tonda o graupel), i cristalli di neve incontrano goccioline di acqua sopraffuse di infinitamente piccole dimensioni che, al contatto con i cristalli di neve, si solidificano “orlando” il fiocco. Se l’aggregazione continua, il fiocco originario non è più riconoscibile e prende le sembianze di una pallina di ghiaccio soffice. 

Nel secondo caso, invece (gragnola) lo strato di ghiaccio che circonda il fiocco di neve è superiore a quello della neve tonda e soprattutto ha una densità maggiore. La gragnola è tipica dei temporali invernali, quando la maggior turbolenza permette una maggior aggregazione di goccioline di acqua intorno al fiocco di neve. 

Per concludere: passata entro stasera la fase più attiva dell’instabilità, da domani il tempo migliorerà almeno in termini di nuvolosità. Resterà invece ancora forte il vento (anche se tenderà gradualmente ad attenuarsi a partire dal pomeriggio), e soprattutto resterà il freddo, che anzi tenderà leggermente ad accentuarsi, con massime che difficilmente supereranno i 5/6°C di massima.

Soltanto da sabato, poi, potremo ritenerci completamente fuori da questa seconda irruzione fredda (prevalentemente infruttuosa in termini di precipitazioni) della stagione, malgrado dovremo affrontare ancora altre due o tre notti di freddo marcato con rischio anche di qualche brinata. Ma, a quel punto, il ritorno – anzi la spallata – dell’Anticiclone europeo da ovest avrà già archiviato questa breve parentesi dell’Inverno.

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