Artico russo pronto all'offensiva d'inizio primavera. Ecco i dettagli dello "sbarco" da est

Anche le ultime elaborazioni modellistiche confermano la medesima traiettoria della trottola gelida in quota, già indicata nei precedenti articoli. Se volessimo stabilire una sorta di zona di approdo italiana (come se si trattasse di un uragano, e in quel caso parleremmo di “landfall”), potremmo fissarne il punto esatto in un’area mediamente compresa tra l’Abruzzo e il Molise, ma, trattandosi di un vortice ciclonico in quota, almeno inizialmente, tutto accadrà abbondantemente sopra le nostre teste, tra i 5.350 e i 5.500 metri di altitudine.

Progressione della retrogressione fredda dall’Artico russo

Lo “sbarco” – per così dire – avverrà proprio attorno alla mezzanotte tra lunedì e martedì, 23-24 marzo prossimi, intendendo con esso l’arrivo sulle citate coste del medio Adriatico dell’area ciclonica più vorticosa, quella che è in grado di rendere più instabile la colonna d’aria sovrastante e di produrre la maggiore fenomenologia. E su quelle aree di fenomeni ce ne saranno eccome, e si tratterà prevalentemente di nevicate fino in pianura, considerato che i valori termici alla quota di 850 hPa scenderanno sotto i -6/-7°C, un valore più che sufficiente in questo periodo per garantire la neve fino a bassissima quota, se non addirittura sulle coste, specie in compresenza di venti freddi di una certa intensità.

Stando alle ultimissime rielaborazioni delle carte meteo più gettonate, vi è un’unica possibilità per le nostre terre di veder cadere qualche rovescio di neve, ed è la mattinata di martedì 24 marzo, grazie probabilmente al consueto “Effetto ASE” (Adriatic Snow Effect). Si tratta della formazione di nubi marittime sul basso Adriatico prodotte dall’irruzione d’aria molto fredda anche nei bassi strati e dalla differenza di gradiente termico verticale tra la temperatura superficiale del mare e quella della superficie isobarica di 850 hPa (Lapse rate), dallo spessore dello strato rimescolato, dalla media ponderata dell’umidità relativa a 850 hPa e 700 hPa e dallo shear direzionale del vento tra il suolo ed il livello isobarico di 700 hPa.

Insomma, un mix molto complesso e arduo da realizzarsi (oltre che da spiagare), ma che rappresenta l’unico fattore favorevole – in questi casi – per il nostro territorio affinché si manifestino le condizioni ideali per registrarsi non di certo delle copiose nevicate, ma quanto meno qualche breve burrasca di neve in grado di imbiancare per qualche ora la Puglia centrale a quote basse fin quasi in pianura.

Eccettuato questo lasso di tempo, da martedì pomeriggio le condizioni meteo atmosferiche, temporaneamente, miglioreranno, ma continuerà fino a mercoledì mattina l’abbassamento delle temperature, con punte minime che, prima dell’alba (complice probabilmente anche la serenità del cielo e la contestuale agevole perdita di calare in assenza di nubi), potrebbero scendere anche sotto lo zero (fino a -2°C).

Gradatamente, da mercoledì pomeriggio (o sera) il tempo tornerà a peggiorare per effetto della formazione (e del successivo approfondimento) di un minimo di bassa pressione baroclino, causato dal trasferimento verso ovest del nucleo freddo in quota e dalla risalita di aria più calda e umida dal nord Africa. In ragione di questa configurazione meteorologica, entro la notte a cavallo tra mercoledì e giovedì, alla risalita di nubi da sud corrisponderà anche un sostanzioso aumento delle temperature con arrivo di precipitazioni anche consistenti (piogge e temporali), soprattutto per giovedì, con neve che cadrà abbondante solo sulle alture appenniniche, anche oltre gli 800/900 metri di quota.

A quel punto, l’ondata di freddo sarà sostituita da una, probabilmente seria, ondata di maltempo, associata a copiose precipitazioni.

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